Cammino veloce per le strade affollate di Madrid. Mezzanotte è passata da un po’, sono in una città straniera dove mi faccio capire a malapena, trovare un taxi a quest’ora di venerdì sera è un’impresa, ma il richiamo del tango è più forte. Più forte di qualunque incertezza, di qualunque paura, di qualunque timidezza.
Sono a Madrid da tre giorni e già prima di partire pregustavo la mia prima milonga lontano da Palermo. Mi sono documentata, informata. Avevo chiesto, cercato su internet. Maura aveva chiamato per me, aveva “annunciato” il mio arrivo. La sera prima ho individuato il posto. Sapevo tutto, meno quello che avrei trovato lì dentro.
Suono il campanello di “Casa de Guadalayara”, nella centralissima Plaza Santa Ana, nel cuore vivace di questa città che a tutte le ore respira, sorride, si diverte. La porta si apre e vado su per le scale che scricchiolano sotto la moquette logora. Mentre salgo mi chiedo: “che sto facendo? sono pazza” ma la musica mi guida, non posso fermarmi. Non voglio fermarmi, è la mia sfida con me stessa. E sono determinata a vincerla stavolta.
Alla cassa c’è una donna, sorridente come tutti gli spagnoli. Pago e chiedo di Ezequiel. Ci capiamo a gesti e sempre a gesti le spiego che non lo conosco, che deve indicarmelo. Lo cerca, aspetto. Nell’attesa butto un occhio alla sala, ed è il panico. È un salone rettangolare, non molto grande, un piccolo teatro con tanto di palco su cui si alternano i musicalizadores, Ezequiel e Maria Antonietta che porta in giro con noncuranza il suo pancione. Intorno alla pista tavoli e ancora tavoli, tutti seduti a chiacchierare, tutti amici fra loro. Mi tremano le gambe, vorrei voltare le spalle e scappare con le mie scarpette a tracolla. Ma resisto.
E dopo un po’ arriva Ezequiel: la pelle scura, gli occhi vivaci, anche lui sorridente, cordiale. Capisce l’italiano ma mi chiede di parlare lentamente, come sempre quando sono emozionata sono un fiume in piena. Mi conduce attraverso la sala, mi presenta una coppia di amici spagnoli che mi abbracciano, mi baciano, sorridono ancora. Poi ancora avanti, alla ricerca degli amici italiani. “Esta es tu casa”, mi dice per mettermi a mio agio. Mi presenta un ragazzo con una massa di capelli neri, camicia bianca e bretelle. Parla italiano, è italiano. Mi portano sul palco, ci sono sedie e tavoli, cappotti e scarpe, italiani e madrileni. E io lì in mezzo, credo di essere rossa come un peperone. Ma resisto. Mi siedo. Mi guardo intorno, sorrido a tutti.
Osservo e ascolto. L’atmosfera è rilassata, la milonga ordinata. Non vedo calci, non vedo gente ferma sulla pista a cercare improbabili acrobazie. Ballano e si godono quel piccolo spazio, senza ansie.
Decido di cambiarmi le scarpe. È il linguaggio in codice di ogni milonga, in ogni angolo del mondo. Perché passano cinque minuti e si avvicina un ragazzo: “baila?”. Mi alzo, tremo. Mi accompagna sulla pista. È giovane, gentile. Mi abbraccia, delicato ma sicuro. Mi guida lungo la milonga, lo seguo senza difficoltà, faccio pochi errori. Chiudo gli occhi e mi lascio portare, mi affido completamente ed è una sorpresa per me.
Finisce il primo brano e mi chiede: “tu nombre?”. “Stefania, sono di Palermo, Sicily” rispondo, e mi sento ancora una volta come Totò e Peppino, “noio volevam savuar…”. Sorride e, fra italiano e spagnolo mi dice: “conosco una ragazza che vive a Palermo, Dulce…”. Non ci posso credere. Com’è piccolo il mondo, il mondo del tango….
È la mia prima tanda straniera, la mia prima vittoria con me stessa.
8 Commenti
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Ho letto e riletto il tuo articolo…
mi hai fatto rivivere dei momenti che avevo messo in un cassettino della mia memoria.
Parigi….
non aggiungo altro!
Bella la tanda straniera!
Tu a Madrid, un’altra blogtanguera querida racconta di Barcellona.
Todo el mundo es tango.
Non ho mai vissuto un’esperienza di milonga…in terra straniera.
Ma mi hai fatto sognare….
Compimenti per il tuo coraggio!!!
Marisa
Tango a Parigi, dicembre 2007…un po’ di delusione…pensavo meglio…
E si,
quando si va in trasferta, è quasi sempre piacevole.
Si è più predisposti verso gli altri che non si conoscono, attenti al nuovo e a tutto quello che ci gira intorno.
Arriviamo in milonga con più energie, più carichi e aperti, più curiosi.
E poi si intrecciano, quasi sempre nuovi rapporti amicali che ci fanno sentire più ricchi.
L’emozioni sono forti e sono tante.
Queste esperienze, dovrebbero poi, una volta tornati rivalutare il tango quotidiano della nostra città ( anche con un po’ di fantasia).
E vivere con gli occhi da turista la nostra milonga preferita, i nostri tangueri(e) e tutto quello che gli gira intorno.
Provare tutte le volte più o meno sempre con le stesse facce, le stesse emozioni.
E’ difficile?
Forse, ma possiamo provarci.
Un saluto L’ILLUSTRA…
grazie della visita L’ILLUSTRA, da tanguera (e blogger) principiante sono lusingata…
hai ragione, è difficile provare grandi emozioni se balli sempre negli stessi posti, con le stesse persone….
è quello che sta accadendo a me… ed è questo che ha guidato i miei passi a Madrid.
Torno a Palermo e torno alle mie solite milonghe, noto le differenze ma le emozioni tornano ad ogni tango, vive, forti… come solo il tango mi sa dare…
Ciao Stefania, conto di andare a madrid dal 31 di gennaio 2009 al 4 febbraio 2009. Approfiito della tua conoscenza di milonghe per avere delle informazione riguardo al tango in madrid.
grazie
Ciao Leonello, scusa x il ritardo con cui ti rispondo…
io purtroppo sono stata a Madrid solo x pochi giorni (ma spero di tornarci x un soggiorno più lungo, merita davvero…). In quei pochi giorni sono riuscita ad andare in milonga solo una sera, il venerdì, a “casa de Guadalayara” appunto, in plaza Santa Ana.
Ezequiel e Maria Antonieta, gli organizzatori, sono stati dei padroni di casa eccellenti, trovi i loro recapiti sul loro sito: http://proyecciontango.com. Sono certa che se li contatti ti daranno tutte le indicazioni che potranno servirti.
Un’altra milonga so che è quella organizzata da Pablo Ojeda e Beatriz Romero, che ho avuto occasione di vedere più volte al Festival di Catania. Il loro sito è http://www.pabloybeatriz.com/, da loro si balla il venerdì e la domenica.
Io comunque prima di partire avevo trovato qualche indicazione girovagando in internet… prova anche tu e se trovi qualcosa di interessante fammi sapere… x il prossimo viaggio a Madrid