E IL TANGO DANZO’ NEL NIDO DI EL PAJARO
Diego Riemer torna a Palermo, di nuovo ospite di “Colortango”
Trentotto anni, una chioma lunghissima, un sorriso disarmante e impertinente. El Pajaro, al secolo Diego Riemer, e’ tornato a Palermo ospite di “Colortango” per un ciclo di lezioni con Maura Laudicina che lo riportera’ a Palermo il 2 marzo.
Una sensibilita’ straordinaria, sia sotto il profilo fisico che sotto quello della musicalita’, un metodo didattico capace di darti gli strumenti per sentire il tuo corpo e per insegnarti l’armonia con la musica, l’incontro di El Pajaro con il tango e’ avvenuto a 26 anni: “da piccolo il tango era un mito, mi piaceva la musica, guardavo i grandi come Pepito e Avellaneda, Tete, Chino Perico e vedevo questa danza come una cosa magnifica e misteriosa. Ho fatto una prima lezione, e mi e’ piaciuto. L’ho subito sentito come una cosa che mi apparteneva, faceva parte della mia “argentinita’”, del mio essere argentino”.
Ai tempi della scuola lo chiamavano gia’ El Pajaro perche’, dicono, quando canticchia fischia un po’ come gli uccelli. Quando le vecchie milonguere di Buenos Aires hanno iniziato ad adularlo dicendo “sei leggero come un uccellino” la scelta di El Pajaro come nome d’arte e’ stata quasi obbligata. La musica, tutta, c’e’ l’ha nel sangue: ha iniziato a suonare la batteria a sedici anni e per sei anni ha continuato a farlo con diversi gruppi rock, nella sua Buenos Aires. Poi pero’ la passione per il tango, prima da musicalizador, poi da ballerino, insegnante e coreografo.
Dal tango per passione al tango per mestiere, El Pajaro e’ passato quasi per caso. “Lavoravo nel settore della pubblicita’ – racconta – e la mia agenzia stava chiudendo. Amavo gia’ il tango, mi impegnavo molto. Ho deciso che era il momento di iniziare anche ad insegnare. Ho anche fatto il musicalizador per qualche tempo”.
Ballare per scoprire. “Scoprire innanzitutto il rapporto con il proprio corpo: insegnando mi accorgo la difficolta’ che ciascuno ha di prendere coscienza della propria fisicita’. E il tango aiuta scoprire, aiuta a scoprire singole parti di ciascuno di noi e quello che con esse siamo in grado di fare”.
Ma se corpo e’ uguale a tecnica, El Pajaro ammonisce: “La tecnica non deve diventare l’aspetto piu’ importante, altrimenti tutto diventa freddo. La tecnica e’ uno strumento, non un obiettivo. E’ la musicalita’ la vera faccia del tango altrimenti si rischia di fare dei movimenti perfetti ma privi di qualsiasi vitalita’”.
Vive a Lione ma in Argentina va tutti gli anni, un ponte sospeso fra Europa e America latina sorretto dal tango. “Tornare mi serve per ricaricarmi, ma non penso a rientrare definitivamente. Il tango e’ un linguaggio universale ma anche un modo di manifestare la propria cultura e il proprio modo di essere, ovunque. E’ come parlare la stessa lingua ma
con accenti diversi. Fra l’Europa e l’Argentina e’ diverso il modo di concepire l’insegnamento: qui e’ vissuto con piu’ leggerezza, a Buenos Aires gli anziani quando sentono dire che molti della mia generazione insegnano sorridono…”.
A Palermo era già stato lo scorso anno, per un altro ciclo di lezioni con “Colortango”, poi di nuovo per il SiciliaTangoFestival 2008. “In Sicilia – aggiunge – mi stupisco tutte le volte dello spirito, dell’atmosfera sempre viva che trovo in questa terra”. E Palermo e’ pronta ad accoglierlo ancora, per l’edizione 2009 del SiciliaTangoFestival, insieme a Belen Giachello, sua compagna nel tango.
s.g.